Ahm Appennino

Storie dall’Appennino bolognese




Domenica 5 settembre si è tenuta a Castel di Casio (BO) la prima edizione “AHMM APPENNINO, mercato della filiera agroalimentare dell’Alto Appennino Tosco Emiliano, organizzata dall’Associazione Apicoltori di Leonardo Croce (Azienda Agricola Cà Maiana) la Pro Loco, con il patrocinio del Comune, per la presenza dell’Assessore Elisa Berti, delega al Turismo. Abbiamo contato la presenza di 25 aziende del territorio.


Voi mi chiederete dov’è la novità?

Acquisti alle bancarelle, cucina regionale, persone che si divertono e giocano rispondendo al quiz e si riuniscono in momenti di spettacolo spontaneo.


La notizia non è questa. La cronaca ci racconta altro.

Un lavoro encomiabile dietro le quinte: ambiziosi e riusciti obiettivi degli organizzatori; le storie delle aziende; il miracolo di aver realizzato tutto in poco più di una settimana; la promozione spontanea.

Questa è solo la genesi di una giornata speciale. La punta dell’iceberg.

Facciamo un passo indietro. Diamo uno sguardo al territorio, all’ambiente che mi ha ospitata e al momento storico in cui è avvenuta l’iniziativa.


Senza nulla aggiungere alla cospicua bibliografia in Sala Borsa (BO) dedicata alla storia della Valle del Limentra di Treppio, di capitani e leggendari personaggi che si sono succeduti in un territorio le cui radici partono dall’Età del Bronzo, passano attraverso la denominazione romana, (Casio fu chiamato Vicus Cassi, - borgata di Cassio - per passare poi a Casi, Cassi e Caxi) oggi come ieri il Comune si trova immerso nel verde, circondato boschi, tagliati da ripide stradine che ti conducono direttamente sotto la Torre.


Se non sei auto munito, diventa difficile arrivare, ma fino a Porretta Terme il treno Regionale è perfetto. A dire il vero domenica mattina è arrivato a destinazione con 3 minuti di anticipo.


Acque, terre fertili e clima favorevole, suggeriscono le guide al territorio. L’impatto con la storia però non te la anticipa nessuno.


Per la posizione strategica il piccolo borgo ha visto passare tutti. Dalle le orde barbariche dei Longobardi, ai signori del basso medioevo che si facevano pagare in raccolto, animali, uova, qualche denaro, fino ai conti Alberti di Prato. Poi arriva la faida tra Bologna e Pistoia, vinta dalla prima che obbligò a fedeltà il nobile Gislimerio e Casio divenne sede del Podestà della montagna. I territori compresi tra i fiumi Reno e Savena e quelli tra le colline di Bologna fino ai confini della Toscana erano sotto la sua giurisdizione. Fortificazione, cinta muraria, un fossato e una torre.

La Torre.

Ti accoglie e dice tutto.


Dei suoi originari 35 metri di altezza, ne vennero tolti 5 per sicurezza, ma rimane un segnale.


Pare dire “Sotto di me ho protetto il passaggio per mercanti e vie commerciali come quel ramo della via Francigena. Ho accolto i mercati di bestiame, fino a diventare centro politico-amministrativo di tutta la montagna. Commercianti di stoffe, pelli, barili di olio e di vino, arnesi agricoli, utensili da cucina, vasellame in terracotta e legno. E poi, sono arrivati anche loro, il terremoto del 1470, gli assalti delle truppe toscane del 1506, la peste del 1648, e quell’infausto terremoto 4 Ottobre 1843. Ho resistito un anno, ma il 18 Novembre del 1844 parte di me è crollata.

Eppure sono qui che ti guardo e ti accolgo”


E’ cosi che di prima mattina quella “parentesi” di Torre mi ha guardata.

Tra le due vie principali che la vedono al centro. Tra portici e case in muratura che ti sfidano a chiedere asilo, c’è lei.


Iniziamo bene.

Non l’ho citata nelle note medioevali e c’è un motivo.

La Viceregina d’Italia e Vicaria papale, destinata a diventare colei che trasforma il mondo in quello conosciuto, in epoca moderna, aleggia in tutto l’Appennino bolognese. Matilde di Canossa crea in vita, e forse, molto di più dopo la morte, la prima rete di Comuni del nostro Paese.

Le cronache delle sue battaglie aleggiano ancora tra le nebbie che in inverno coprono la via ai viandanti, ma sono una casa per chi vi abita. Ti devi affidare a chi abita queste terre se vuoi conoscere, sapere, vivere.


C’è tutto questo, quando arrivi e guardi la piccola piazza sotto la Torre del Comune di Castel di Casio. Ti tocca girare dietro le quinte, all’interno delle bancarelle. Devi ascoltare l’aneddoto di Leonardo Croce, l’Assessore Berti ed Enrico Papi, i primi arrivati alle 6 del mattino.


Così ho fatto io.

Per prima cosa le Api. Miele, principe del mercato, fa sfoggia di sé nelle tante versioni delle aziende agricole che si sono presentate sotto l’invito dell’Associazione Apicoltori Alto Appennino Tosco Emiliano.

Prima nettare prodotto con ingegno, cura, attenzione e dedizione per la piccola “custode della biodiversità” poi valore al suo prezioso tesoro.