"Alleanza" con la Natura

Aggiornato il: 28 ago 2020

Il primo passo verso la concretezza di Bologna 4A è creare alleanze. Partiamo dal valutare quella con Madre Natura.




Quasi finita la fase istituzionale di presentazione del progetto di Bologna 4A, è ora di diventare concreti e valutare quanto davvero possiamo essere utili in questa fase di rigenerazione imprenditoriale, verso la sostenibilità ambientale. A chi e perché? E poi come agire di conseguenza anche partecipando attivamente a Bologna 4A?

Apro il cassetto dei desideri e vi accompagno nel tragitto di riflessione.

Appuntamenti europei e mondiali

Abbiamo in calendario due appuntamenti mondiali che si avvicinano a breve e medio termine: CoP nel 2021 e il raggiungimento dei target dell’Agenda 2030, che svalicato positivamente, ci permetterà di arrivare al 2050, confermando l’obiettivo del Green Deal.

Sembrano paroloni, ma il pre-CoP del prossimo febbraio a Roma è alle porte e dieci anni sono per un’azienda quasi un battito di ciglia.

Le Strategie europee e gli ultimi report

Se la Strategia europea sulla biodiversità è uno dei tasselli che compone il puzzle europeo sulla salvaguardia dell’ambiente e dei diversi ecosistemi, non lo è da meno quella che prende il nome di Farm To Fork, presentata congiuntamente e anch’essa in attesa di un piano operativo. Il fatto che sia scelta la sede annuale della Conferenza delle Parti (CoP), nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), chiarisce istintivamente l’interdispilinarietà della materia e quanto mai urgenti ne derivino i piani applicativi. La lettera inviata alla Commissione europea di undici ministri dell’ambiente (Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Francia), la dice lunga.

Tutto poteva procedere senza intoppi di variabili di sistema, se non si fosse presentato il Covid-19, che di fatto ha innescato incognite a pioggia, accendendo i fari sul precario equilibrio dei Goal dell’Agenda 2030. L’aumento della povertà incide fortemente sulle scelte di investimento dei paesi membri, e la briscola la mette il prezzo del petrolio che frena la conversione alle energie rinnovabili. Si fa il punto della situazione ed escono report nazionali, per citarne alcuni:

1) Il Rapporto sulla gestione del rischio in agricoltura 2020 (ISMEA 12 maggio) 2) I tre report SOER 2020 (State of the Environment Report): l’Annuario dei dati ambientali 2019 che fotografa lo stato dell’ambiente in Italia e il Rapporto ambiente di Sistema che presenta le esperienze regionali. (ISPRA 3 giugno)

3) Il report di Sostenibilità 2019 SNAM (15 maggio)

4) ASVIS: Pacchetto di investimenti a favore dello sviluppo sostenibile per le città e i territori; Il Decreto Rilancio e i 17 Obiettivi dell'Agenda 2030 (28 maggio); L'Unione europea e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (21 maggio); Politiche per fronteggiare la crisi da Covid-19 e realizzare l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (5 maggio)

Partiamo dalle politiche sul cibo

Perché puntare su Farm To Fork?

A parte il fatto che quelli appena citati sono solo alcuni esempi delle ultime letture, torno alla Giornata dell’Ambiente e alla scaletta degli interventi della tavola rotonda in diretta streaming, dando respiro ad alcune considerazioni interdisciplinari e spontanee, con qualche esempio link di accesso agli approfondimenti.

Proviamo a guardare questa fase di transizione dal punto di vista dell’azienda.

Siamo pienamente d'accordo che per mettere i piedi per terra e dare spunti di riflessione e suggerimenti concreti all’imprenditoria concentrata sulla transizione alla sostenibilità ambientale, si possa partire proprio dall’alimentazione e tutta la filiera produttiva. Il cibo e le food policy sono quindi al centro della strategia Farm to Fork, con tutte le conseguenze ed effetti sui temi sopra citati.

Durante il lockdown abbiamo visto cambiare lo stile di vita alimentare delle famiglie, dall’aumento delle vendite di frutta e verdura fresca, alla ricerca del negozio alimentare sotto casa, al tempo di preparazione di ricette con la famiglia a discapito dei piatti pronti, per arrivare a una decisiva riduzione dello spreco. Tutti punti salienti che in Farm to Fork puntano a “ridisegnare i nostri sistemi alimentari e consentire equi ritorni economici e mezzi di sussistenza per tutti gli attori, in particolare per i produttori primari” (anche Goal 2 dell’Agenda 2030)


In antefatto vi suggerisco di ascoltare il webinar registrato nell’ambito de Il Salone Dei Sapori, dal titolo “Il Marketing della Bellezza” che ha visto intervenire Andrea Segrè - Presidente Fondazione FICO e fondatore di Spreco Zero; Duccio Caccioni - Direttore scientifico Fondazione FICO; moderati da Telmo Pievani - Docente Ordinario presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Padova.


Le domande aperte arrivano proprio da loro.

Si può ripensare a un modello di consumo misto, dell’ultimo miglio, a favore anche dei negozi di prossimità? La povertà, in aumento, incide sul riordino della grande distribuzione? Di contro siamo consapevoli che i prodotti a favore di uno stile di vita sano, se li possono permettere solo chi ha possibilità economiche per farlo? Il valore del cibo che ci avvia a un ritorno verso uno stile di vita più “sobrio”, in cui il rapporto tra giusto prezzo e maggiore qualità, favoriscono la salute, sappiamo essere anche un risparmio, sui costi della sanità?

E’ percepito dall’agricoltura un cambiamento di paradigma verso la sostenibilità ambientale, a favore del raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia della biodiversità, tutela delle risorse naturali e non da ultimo il paesaggio?


Confrontando gli esempi con la citazione dell’intervento in materia di agricoltura del Ministro Teresa Bellanova, nel citato appuntamento ISPRA dedicato alla Giornata mondiale dell’Ambiente, le direttive ministeriali vanno verso una diminuzione della crescente necessità di importare prodotti alimentari, ridare valore al lavoro in agricoltura, e consolidare il sistema alimentare italiano. Con queste premessa aggiunge valore anche la considerazione del Dott. Giovanni Ruta - Economista Ambientale Senior, World Bank, che mette in evidenza due premesse:


  • Natura e povertà condividono lo stesso spazio, non possiamo eliminare la povertà e condannare il pianeta alle generazioni future. Quindi è arrivato il momento di agire. Due i fattori all’azione immediata: sapere che 30% del reddito viene generato dai servizi che provengono dalle aree ambientali in cui viviamo, e che in numeri sono 45mila mld di dollari generati direttamente o indirettamente dalla natura.

  • La natura è troppo grande per “fallire” ma noi possiamo metterne a rischio il sistema. Di contro per ogni investimento privato, anche in partneriato, si ha bisogno di linee guida per valutare investimenti e rischi.

In scia una considerazione a riguardo di sintesi: le linee guida e le applicazioni sono già in atto. Vanno verso migliore gestione delle foreste esistenti, una loro migliore conservazione, la creazione di nuovi boschi, il recupero di terreni degradati e migliore utilizzo dei suoli agricoli e tanto altro. (vedi sopra)

In sintesi

Se è vero che una responsabilità importante ricade sulla così detta governance, stile di vita, cambio di paradigma economico e sociale sono nelle mani dei consumatori per la domanda e negli imprenditori nell’offerta di beni e servizi sostenibili


Il marketing, la comunicazione, la formazione e l’informazione hanno da fare scelte strategiche e d’investimento anche etiche.

Sono d’accordo con coloro che dicono ora è tempo di valutare rischi e tamponare le perdite subite, ma questo non significa chiudere gli occhi e aspettare che le cose migliorino. Il dado è tratto, dicevano, e una finestra o opportunità ci viene aperta proprio dalla natura che, come sempre, ci tende una mano.


Poi è anche vero che dobbiamo avere il coraggio di afferrarla. Anche questa la chiamiamo “alleanza”.

LEGGI ANCHE "VERSO IL MANIFESTO DI BOLOGNA 4A"


#DuccioCaccioni - #AndreaSegre #TeresaBellanova #IlSalonedeiSapori #GiornataMondialeAmbiente

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