Bologna 4A Digitale: Mktg e CSR

Aggiornato il: 28 ago 2020

Chiarito il senso dell’aggettivo sostenibile, proviamo a osservarlo secondo le leggi naturali del marketing che si avvia verso una legittima conversione.





Rendere compatibile una scelta dettata dall'esigenza di salvaguardare le risorse ambientali, con un'azione "sostenibile", lo possiamo fare tutti; dall'agricolture allo studente, dalla piccola alla media e grande impresa, dal cittadino all'ingegnere spaziale, inclusi il terziario e i mondi dello spettacolo e della cultura. Stiamo parlando di “bene comune”.

Non scambiatela con una strategia politica o intellettuale.


Qui parliamo dell'idea di rendere anche il marketing un'azione di partecipazione condivisibile e “sostenibile”, che non è di fatto un aggettivo, ma un filtro con cui guardare il mondo che ci circonda.

Un'azienda sostenibile, in una città sostenibile, produce prodotti sostenibili, compra materie prime o secondarie frutto di un'elaborata filiera produttiva in linea con le indicazioni di sostenibilità ambientale, utilizza o trasforma beni e servizi sostenibili. Il che significa che ha un suo mercato.

Detto questo a più livelli si opera in strategie di marketing sostenibile. Il lavoro dei professionisti che affiancano gli imprenditori nelle scelte di previsione, deve oggi più di prima, essere in una rete di condivisione del proprio percorso con tutti gli stakeholder coinvolti nell'azione. Dai fornitori ai clienti, dalle associazioni di territorio alle istituzioni, dalla ricerca al mercato, dal territorio ai tavoli internazionali.

ll marketing si trova, oggi, a dividere la propria scrivania con la comunicazione. Se al primo era concesso di pianificare e individuare gli strumenti di promozione, ora il fattore tempo, inteso come ripresa, chiede di accelerare i tempi e valutare azioni di promozione immediata. I maestri della comunicazione, citando uno per tutti Marco Testa, ci invitano a guardare con seria attenzione agli investimenti pubblicitari, che proprio in questo periodo hanno segnalato una potenziale crescita per i grandi marchi, la sfida ora è per le piccole e medie imprese (cit). Ma sono gli stessi capitani di cordata, dei più diversi comparti economici, a tirare le redini dei cavalli in corsa, ben consapevoli di dover, innanzitutto, rispondere a esigenze primarie dei propri associati.


Nella realtà dei fatti le variabili che incidono sulle strategie di marketing guardano a: un mercato su cui operare in cui si possa generare una domanda reale una platea di stakeholder con cui confrontarsi una valutazione dell’andamento dei prezzi accordabile con la tutela dei marchi un luogo fisico su cui generare la distribuzione di beni e servizi sostenibili una strategia sostenibile locale, nazionale ed europea su cui fare affidamento nel medio e lungo termine


Anche in questo caso il connubio digitalizzazione + alleanze espresso in premessa ci torna utile.


Già ora si delinea il vero cambiamento: sviluppare progetti che siano in grado di costruire percorsi di comunità. Un futuro, che per gli “architetti del pensiero umano” si trasforma in dopo il covid-19


Guardare avanti ora è indispensabile. Si dovrà pensare alla riconversione di spazi vuoti e alla stessa visione di città. Menti aperte stanno già elaborando soluzioni a medio e lungo termine.


La scelta dell’e-commerce allargato a esperienze quotidiane come nel food, sono già in atto nei paesi oltre oceano, esempio i cloud event, ossia spazi condivisi da sei o sette grandi chef che forniscono il food delivery di qualità. Strumenti come lo smart working o le piattaforme open source ci vengono incontro anche per la pianificazione delle attività promozionali.

Sull’esempio delle nuove fiere digitali, ipotizzate in premessa, si avviano alla fase di progetto anche eventi fieristici in aree tematiche di comparto economico specializzato, totalmente digitalizzate, come EIMA 2020 che spostando la grande kermesse al 2021, prevede per quest’anno, una settimana di appuntamenti online. Ecco perché a nostro avviso si dovrebbe dare maggiore valore alle azioni sostenibili di un’impresa,


Innescata dalle linee guida dell’Agenda 2030, la crisi si presenta come un’opportunità di sviluppo o rilancio economico, ma anche in termini di rigenerazione professionale, i così detti green job.


Le stesse strategie di marketing e promozione sostenibile, avranno un mercato quasi vergine.


Una buona lettura, in questo senso, è il libro “Guida ai Green Job” di Tessa Gelisio e Marco Gisotti - Edizioni Ambiente.


Rimangono pur sempre valide le basi.

Una responsabilità così alta il marketing forse non l'ha mai avuta dal tempo del boom economico degli anni 50' e '60. Ma fosse solo questo, sarebbe semplice.

Nel cambio di paradigma, il primo compito sta in quello che viene definito Corporate Social Responsibility (CSR). Il territorio in cui un'azienda interagisce con i propri clienti e fornitori, con i dipendenti e la stessa domanda di sicurezza dei luoghi di lavoro (stakeholder), subisce una trasformazione. Nelle fasi della transizione e della ripresa, la timeline si arricchisce di una responsabilità che agisce di concerto con la comunità che la ospita, ed è indubbiamente un valore da sottolineare. Di contro. è immediato il ritorno di immagine (Corporate image). Prendono il sopravvento i commenti, le percezioni o giudizi formali, i riconoscimenti; in una parola la fiducia. Sommata al CSR, la ricetta comincia a prendere corpo, e le emozioni o sentimenti che suscita sono una prima forma di successo. Ma non basta. E' qui che a nostro parere prendono posto gli opinion leader, i consiglieri del Re.

Un ruolo strategico che non sempre significa testimonial o very important person (Vip), ma in cui è chiamata a muoversi concretamente la governace.


Nella ricetta vincente di una buona CSR, affiancata dal Corporate image che tiene conto degli obiettivi di sostenibilità ambientale applicati all'intera filiera produttiva, la rotta del marketing manager si apre a centinaia di opportunità, ma può operare, a nostro avviso, solo se riesce a ricostruire alleanze e le indicizza nell’immensa geografia del digitale, fatto bene!



Il Mercato nazionale e internazionale

La percezione della domanda di beni e servizi sostenibili è percepita o reale? Le politiche adottate hanno variato la realtà dei mercati in cui andremo a operare?


Dal 2008 al 2014, l’Italia ha attraversato la crisi più profonda e prolungata della storia post-unitaria, ed è alla portata di tutti che il Paese entra in un periodo di vera e propria recessione a partire dal biennio 2012 e 2013.

Altrettanto consolidato è che il Pil (Prodotto interno lordo) sia il principale indicatore di salute di un sistema economico, dato che rappresenta la capacità del sistema stesso di produrre e vendere beni. PIL, deficit e debito pubblico sono i parametri fondamentali che i Paesi membri dell'eurozona si sono impegnati a rispettare al fine di garantire la convergenza dei conti pubblici e rendere solida l'unione economica e monetaria.


Assodato questo, all'atto della realizzazione di questo progetto, l'Inflazione (ISTAT) registra un aumento dello 0,1% su base mensile e una variazione tendenziale nulla (da +0,1% del mese precedente), mentre i dati del primo trimestre 2020 sul Pil indicano un effettivo -4,7%, le previsioni funeste ci dicono meno 8% secondo il governo, -9,1% per il Fondo Monetario Internazionale, fino a -15% stando alle stime, per il momento tra le più pessimistiche, dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio.


Le città cambieranno volto?


Come sappiamo, durante la quarantena abbiamo cancellato gli spostamenti, aprendo ai contenuti. Se i grandi marchi hanno avuto la forza per virare verso un marketing sostenibile, sono le piccole e medie imprese e tutto l’organigramma di professionisti che gira intorno agli eventi a subire una lunga pausa. Se da una parte ci interroghiamo, su come saranno ridisegnati i luoghi di ritrovo, i bar, i ristoranti, i centri congressi e in una sola parola gli eventi, dall'altra la mano passa alla geopolitica, per le linee guida, agli architetti e ingegneri, per le idee di progettazione, ai ricercatori per la realizzazione di studi statistici, alle istituzioni per l'applicazione di norme e incentivi statali.


Una trasformazione che invita alla riflessione anche gli organizzatori di conferenze e meeting aziendali.

La digitalizzazione, di fatto, limita i danni della chiusura parziale delle attività di promozione, agendo su l’annullamento degli spostamenti, come quelli dei relatori ai panel. Sono le alleanze a garantire, da questo momento in poi, l’adesione delle platee tematiche. In poche parole il B2B e il B2C.


Nella fase di rilancio hanno un ruolo fondamentale le associazioni di categoria, le istituzioni, gli enti di ricerca, le università e le fiere. La immaginiamo come una tavola rotonda digitale e interdisciplinare, che aiuta a sviluppare un consorzio di idee sostenibili.


Una vera e propria vetrina in cui potremmo vedere riemergere start-up, processi di sviluppo e rilancio dell’economia sommersa.

Il Mercato di Bologna 4A Digitale: una vetrina dedicata alla responsabilità sociale d’impresa


Le tematiche in cui operiamo sono i comparti merceologici che puntano a produrre beni e servizi legati all'Ambiente, all'Alimentazione, all'Architettura e che hanno origine dalla "A" di Agricoltura.

Esiste una interdisciplinarietà della materia e un ambito preciso: la Multifunzionalità.

Governato da regole severe, il Corporate Social Responsibility (CSR) è la cartina tornasole di una comunità imprenditoriale. La nostra stessa realtà associativa rende omaggio, nella fase di transizione, proprio alla “responsabilità sociale d’impresa”.


Bologna 4A parte dall'analisi dei dati CSR

Con l’obiettivo di creare un legame fisico tra la zona industriale e il capoluogo della regione Emilia Romagna, in collaborazione con la Fondazione BioHabitat, il comitato scientifico del Bando Nazionale “Le Note di Leonardo”, e Latifolia Group, il team di professionisti mette a sistema conoscenze, relazioni e alleanze territoriali, a favore di progetti e idee con focus sulla sostenibilità ambientale.



Oggi a nostro avviso, nell’era post-covid19, la vera sfida è mettere a disposizione il complesso intreccio di competenze ed esperienza a favore di una comunità che può percepire gli stimoli della transizione alla sostenibilità, guardando a una realtà che è in grado di fornire gli strumenti per creare una comunità sostenibile.


Bologna 4A Digitale, come già detto in premessa è la punta dell’iceberg.

Per rendere fruibile e mantenere vivo il secondo dei nostri obiettivi, la digitalizzazione degli strumenti fruibili da un’impresa sostenibile, si pensa di arrivare a creare una libreria digitale.


Una vetrina a cui possono partecipare, in qualità di testimonial, le realtà imprenditoriali e associative con una chiara e definita responsabilità sociale d’impresa.

Già nel primo ebook, si può scaricare il form di adesione partecipando attivamente alla relazione di sintesi territoriale dedicata alle imprese sostenibili, partendo proprio da Bologna e tutelata da un’ente di ricerca che nel corso dei prossimi due anni, affiancando i punti cardini dell’Agenda 2030, permetterà di dare valore a una radiografia di comunità sostenibile.



Bologna 4A Digitale e la Multifunzionalità in Agricoltura


Accendiamo i fari su un settore che parer nostro è non solo pronto per dare linee guida alla transizione, ma è ambito di indagine, di ricerca, di sviluppo e soprattuto ha dato segni di una crescita che dal 2007 rappresenta un punto fermo su tutti gli obiettivi degli SDGs, oggi oggetto di grande attenzione: la Multifunzionalità in Agricoltura.


Un altro passo della Storia recente


Prendiamo spunto dai dati della Multifunzionalità in Agricoltura messi a disposizione da ISMEA, Mipaaf e Rete Rurale, ogni anno.

Il rapporto 2019, è alla sua terza annualità e mira a mettere a fuoco anche le problematiche di una fotografia complessa del nostro territorio. Sarà, a nostro avviso, importante valutare all’indomani della ripresa delle attività agrituristiche, quanto l’emergenza abbia inciso sul comparto produttivo.


L’indagine 2019 mette in risalto le attività di supporto e secondarie che costituiscono una quota sempre più importante della produzione agricola italiana, giungendo a rappresentare, rispettivamente, il 15,9% e il 20,6% del valore della produzione agricola complessiva.

Cito testualmente “Il 32% dei 4,6 miliardi di euro delle attività secondarie è costituito dalla produzione di energia rinnovabile (fotovoltaico, biogas, biomasse), seguita dall’agriturismo, comprensivo di attività ricreative, sociali e didattiche, che ne rappresenta il 30% con un valore di 1,39 miliardi di euro. A livello europeo l’Italia continua a essere al vertice per ciò che riguarda il valore delle attività secondarie che rappresentano oltre un quarto del totale (27,6%) del valore complessivamente prodotto nell’UE”


Un settore che nel nostro paese è passato dai 7,7 miliardi di euro del 2007 a quasi 11,5 miliardi di euro del 2018. Aggiungo che molte delle attività che rendono multifunzionale un’azienda agricola risultano del tutto in linea con i principi della sostenibilità, e percepiscono le linee guida internazionali come la Strategia 2030, il New Green Deal, ecc.


In particolare essendo un settore che nasce da un’azienda agricola titolare, sarà doppiamente importante il risultato dell’indagine, visto che la stessa, in attività primaria, è l’unica , durante il lockdown, a non aver subito la chiusura totale.


Tengo a precisare che nella multifunzionalità in agricoltura, la diversificazione e la suddivisione nelle quattro aree di appartenenza, percepisce gli stessi colori degli obiettivi dell’Agenda 2030: giallo, verde, blu, bianco


giallo:

mantenimento della vitalità delle aree culturali; mantenimento dell’agricoltura urbana e preiurbana; conservazione delle eredità culturali delle campagne; svolgimento delle attività ricreative (fattorie didattiche e agriturismo); identità sociale delle aree culturali;pratica di agricoltura terapeutica e sociale.

verde:

gestione del paesaggio e dell’habitat; gestione della biodiversità; realizzazione e gestione del verde pubblico e privato; realizzazione e gestione del verde specializzato (sportivo verticale e pensile); manutenzione del territorio (sgombero della neve, sfalcio dei prati, movimento terra); geotermia, biogas, compostaggio.

blu:

gestione e controllo degli invasi (laghi artificiali e biolaghi); gestione dell’equilibrio idrogeologico; ingegneria naturalistica; gestione delle aree con funzione ambientale (bird watching parchi territoriali); regimazione delle acque; mantenimento dei canali


L’area bianca raccoglie anche le energie rinnovabili ma punta sulla sicurezza e qualità alimentare; filiera corta e farmer market; produzione biologica.


Ora diamo uno sguardo alle attività secondarie, al comparto in cui operano:

Acquacoltura (0,2%), Artigianato (1,3%), Produzione mangimi (4%), Trasformazione dei prodotti vegetali (4%), Trasformazione del latte (6,1%), Trasformazione di prodotti animali (7%), Vendita diretta (7,3%) Sistemazione parchi e giardini (7,7%), Agriturismo (30%)

L’Agriturismo per evidenti motivi subirà un calo sostanziale. Basti pensare che in Italia sono 262.659 aziende, 13,4 mln di notti consumate, e il settore è portavoce di 1,6 mln di turisti.

Se la degustazione, la ristorazione sono alla base dei servizi offerti, lo sviluppo della richiesta vede anche le attività sportive come equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, fattorie didattiche, corsi (benessere e altro).


L’evidenza porta a riflettere anche sui comparti di produzione di prodotti dedicati (sportivi, cosmesi ecc)


L’area delle attività di supporto:

Nuove coltivazioni e piantagioni (2,7%), Lavorazione sementi per la semina 34%, Manutenzione del terreno 8,5%, Prima lavorazione dei prodotti agricoli 34%.

Di contro è evidente che se il 15-20% delle aziende agricole ha trovato nella diversificazione un elemento principe nella ricetta del successo economico, quello che a nostro avviso chiede attenzione è perché non ne tragga beneficio un importante 80% delle restanti attività agricole


Quindi ripartiamo dai dati.

L’indagine Ismea ha messo in evidenza tre problemi fondamentali: la burocrazia del comparto agricolo complessa e articolata, l’innegabile difficoltà a reperire fondi per lo sviluppo tecnologico e non da ultimo l’elemento umano. Tengo a precisare che l’agricoltore ha in media un massimo di 100 ore al mese da dedicare esclusivamente a marketing, amministrazione, promozione e comunicazione. Il resto del tempo lo passa sui campi!





9 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

BOLOGNA 4A DIGITALE

FILO ROSSO

NON SOLO FOOD

REDAZIONE E PRODUZIONE

Marzari Marcella
Comitato Non Solo Food

Bologna

termini e privacy

TEL +39 3475109352

MAIL 

Ufficio Stampa Filo Rosso

press.filorosso@gmail.com

  • Facebook - Bianco Circle
  • Facebook - Bianco Circle
  • Twitter - Bianco Circle
  • LinkedIn - Bianco Circle

© 2020 BOLOGNA 4A DIGITALE