Never waste a good crisis

Non sprecare le opportunità di una crisi. Con queste parole di saggezza, Catherine Vancaenegem, titolare del marchio Sfoglia Rina con il marito Lorenzo Scandellari, ci introduce alla scoperta della sua filiera produttiva bolognese, con la quale produce, cucina e insegna l'arte antica della pasta fresca fatta a mano.

Una storia con radici profonde del territorio emiliano, iniziata nel 1963 da Rina De Franceschi, è oggi esempio di valorizzazione della tradizione, in passo con i tempi e l'innovazione, basata su scelte etiche coraggiose.



Dietro al nome del marchio nato da un gioco di parole dove la Sfoglina di Bologna è colei che tira la sfoglia, e Rina è la nonna di Lorenzo Scandellari, ci sono 40 anni di piccoli e gradi passi che hanno permesso all’azienda di guadagnarsi la fiducia anche di clienti esterni prestigiosi quali Eataly o la storica Dallmayr, uno dei più grandi e importanti negozi di specialità gastronomiche d’Europa, con sede a Monaco di Baviera e che vanta oltre 300 anni di tradizione. Senza mai dimenticare le origini, nel 2004, il primo passo è il trasferimento della bottega dal periferico quartiere Marullina al centro pedonale di Casalecchio di Reno, poi la nascita del laboratorio di produzione della pasta nell’Area 57 della zona produttiva di Zola Predosa e infine nel 2015 il negozio in via Castiglione, pieno centro di Bologna.


Entrata di diritto nel team dei promotori del progetto Filo Rosso, Sfoglia Rina si presenta con Guglielmo Fontanelli titolare dell'azienda agricola Le Mucche di Guglielmo e Stefano Partisani Molino Villa Romiti


Sono storie e voci che guardano alla filiera produttiva per realizzare prodotti di alta qualità con lo spirito della solidarietà e rispetto al lavoro di tanti che nella vetrina di un menu o piatto finale mettono in luce i pilastri su cui oggi ragionano le linee guida della Strategia Farm To Fork, i target dell'Agenda 2030 ONU, le radici della Dieta Mediterranea e le tradizioni della cucina regionale, che dal 23 al 29 novembre 2020 si esprime con la V edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo di cui Pellegrino Artusi è il grande maestro da 200 anni.


Ecco le loro storie.

Catherine Vancaenegem - Sfoglia Rina:

"Noi siamo qui in doppia veste. Abbiamo un punto di ristorazione che non è un vero e proprio ristorante. Amiamo chiamarla tavola calda, punto di accoglienza, con lo spirito della convivialità.

Nasciamo nel 1963 come produttori, da Rina De Franceschi, che comincia col mettersi in proprio, nel fare la pasta. Una piccolissima bottega di quartiere che va avanti, vivendo un momento d’oro, costruendosi una numerosa clientela . Poi quando Rina si avvia all’età della pensione, chiede aiuto a mio marito, soprattutto con la parte burocratica, che per lei era difficile da gestire. Lorenzo faceva parte dell’azienda da quando è nato, sin da piccolo, quando doveva rompere le uova tutto il giorno.


Col tempo gli lascia così questo patrimonio, una storia ben ancorata nel territorio.

Conosco mio marito più o meno in quel periodo, Mi ricordo i primi momenti in cui mi diceva che non sapeva se voleva farlo per tutta la vita, visto che lavorava tutto il giorno con signore di una certa età, e le conversazioni passavano da - mi fa male il ginocchio, sento che cambia il tempo - oppure - lo sai che è morta la cugina di Tizio. Insomma non era proprio l’ambiente più emozionante per un giovane. Qualche volta mi diceva - lo sai in realtà la clientela sta morendo, letteralmente, nel senso non c’è un vero e proprio rinnovo -.

Primo passo per noi è stato spostarci nel centro di Casalecchio, che sembra oggi piccolo, guardando a tutta la strada fatta in seguito.


Mi ricordo quel momento, quando abbiamo preso coraggio, con le ginocchia che ci tremavano e abbiamo firmato per questo piccolissimo locale, in pieno centro, trasferendoci dalla periferia in una zona più pedonale.

Poi abbiamo visto che c’erano locali che vendevano il prodotto e lo servivano.

Tipo panifici che facevano il loro pane e poi avevano la tavola calda dove consumare il panino.

Perché non fare la stessa cosa con la pasta?

Accanto al nostro locale c’era una piadineria. Ci abbiamo provato.

Alla fine abbiamo fatto un buco nel muro e messo un tavolo dall’altra parte per far sedere i commensali.


Per fortuna Lorenzo aveva già fatto costruire una cucina da ristorante nel locale perché il nonno vendeva anche le lasagne. Abbiamo realizzato una cucina come si deve e quindi eravamo già pronti per somministrare. E’ piaciuto subito. Facendo un giro per Bologna, Lorenzo vide un locale in via Castiglione. Sembrava una pazzia.


Da sempre abbiamo cercato di fare un prodotto di qualità con ingredienti all’altezza, e quindi anche la filiera.

Come diceva Winston Churchill “never waste a good crisis”, non sprecare le opportunità di una crisi, anche oggi, quello che stiamo vivendo deve insegnarci qualcosa. A parte il momento, dobbiamo capire dove vogliamo andare, cosa possiamo cambiare, e guardando al passato, voltare lo sguardo a certe scelte che ci hanno dato stabilità, con una buona dose di resistenza all’urto, se posso dirlo.


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