Orgoglio e solidarietà

Filo Rosso è la piazza virtuale dei ristoranti di Bologna che hanno deciso di sostenere le aziende della propria filiera produttiva.


Alla sua seconda apparizione dai microfoni di Punto Radio, emittente storica di Bologna, le testimonianze raggiungo un pubblico eccezionalmente vasto, e puntano sui valori di cui sono portavoce, senza dimenticare nessuno. Ecco a voi le storie e testimonianze del nostro viaggio nella prima delle filiere che vi presentiamo.

Fa da cornice l'intervento del pluripremiato Fabizio Salce, miglior giornalista enogastronomico italiano 2020.

Abbiamo incontrato Alessio Ciaffi de Il Principe di Bologna che ci ha presentato le perle della sua filiera produttiva: Simona Scapin di Artigianquality, Maria Cristina Orsini dell'Az. Agricola Holerilla e Alvaro Prantoni per La Bordona, allevamento e caseificio biologico.


ALESSIO CIAFFI - IL PRINCIPE



"Siamo un piccolo gruppo di tre locali. Partiamo e nasciamo da via Toscana, dove siamo da 25 anni. Con il mio socio Stefano Zimari, abbiamo cercato di fare una ristorazione di alta qualità in grande responsabilità. Lavoriamo quasi esclusivamente con aziende della filiera produttiva del nostro territorio. Una scelta che sta dando grandissimi risultati.

Quando ho cominciato, 25 anni fa era molto difficile, adesso è decisamente più semplice. Ci sono tante aziende, molto strutturate, e riusciamo a reperire tutto quello di cui abbiamo bisogno nella “miniera alimentare” che ci circonda.


Oggi ho scelto tre realtà che ritengo molto importanti: Simona Scapin di Artigianquality, presidio Slow Food, per la mortadella, che dopo il Nettuno è sicuramente l’emblema di Bologna; poi un’azienda agricola, Holerrilla, condotta da Cristina Orsini, ricercatrice, che ci fornisce prodotti del suo orto; infine l’Azienda Agricola La Bordona, fanno allevamento e caseificio in filiera corta.


La qualità dei prodotti è molto elevata. Tutto questo non lo riscontriamo solo noi, ma anche i clienti.


Abbiamo un territorio ricchissimo, dobbiamo solo farlo conoscere a tutti i nostri “ospti”

Quello che inoltre noi chiediamo alle nostre aziende di fornitori è proprio la visibilità.

Concedere anche i nostri clienti di poter raggiungere le aziende di filiera.

Vedi da me la verdura che ti piace, sono io stesso che ti consiglio di andare a fare la spesa da Holerilla, verificando quello che dico.

Teniamo presente che il cliente una volta era pigro, oggi comincia a chiedere, si documenta, e verifica con mano quello che proponiamo.

E anche questo è orgoglio.


E’ fondamentale fare informazione e portare alla luce i tesori nascosti.

Ti faccio un esempio tu vieni nel locale Il Principe di Alessio e Stefano, in cui io preparo un panino con una fetta di mortadella di Simona, del formaggio di Alvaro e una foglia di verdura di Cristina.

Tu trovi il territorio in quel panino e la solidarietà tra le aziende.

Non solo ma po' capitare di incontrare anche i produttori.

Altro aspetto la digitalizzazione. Le nuove tecnologie stanno cominciando a incidere uno modo positivo e importante.

Tanto che stiamo cominciando a costruire una cucina “tecnolocizzata”.


Filo Rosso ha un merito di dare voce a tutte le persone che esprimono nel loro lavoro, passione professionalità e territorio.

Filo Rosso dovrebbe prendersi la responsabilità di fare emergere tutti quei locali e attività che hanno dei meriti e che adesso vivono nell’ombra, offuscate da chi ha più potenza mediatica, ma non qualitativa.

A Bologna si può bere bene, si può andare in un cocktail bar di alto livello, siamo creativi e abbiamo tanto da offrire, quindi facciamoci vedere."


SIMONA SCAPIN - ARTIGIANQUALITY



"Siamo l’unica realtà in Bologna a produrre mortadella. Abbiamo iniziato 30 anni fa, e la grandissima esperienza io la prendo tutta dalle mani del mio papà. E’ lui in realtà il mastro artigiano. L’ha sempre fatta, da quando ne ho memoria, per il suo punto vendita, La Bottega di Santo Stefano, ora in gestione a mio fratello. Io ho voluto fare un upgrade, portare la sua lavorazione artigianale a un livello un pochino più alto, e mi sono voluta spostare dalla bottega a un’impresa, dove i materiali, la carne, la lavorazione rispettassero comunque la tradizione nel fare questo prodotto, portandolo a un livello successivo.

Fare un’industria 2.0 e confrontarmi con altri mercati, anche con i grandi che fanno la mortadella.