Sostenibile non è un aggettivo

Aggiornato il: 28 ago 2020

Quando e come il termine "sostenibile" si carica di tutta l'importanza che trascina il cambiamento di paradigma sociale, economico e politico, di cui facciamo parte?





Capisco che la tematica sia nel linguaggio tecnico degli esperti del settore, ricercatori o intellettuali, ma l'Agenda 2030, non si prenota a dicembre del 2029 in cartoleria, e gli SDGs non sono Goal di una squadra di calcio.

Scusate l'enfasi, ma vi assicuro che sono state risposte a un sondaggio personale, e non ho sorriso molto. Altro spunto di riflessione è l’ormai chiarita differenza tra green economy e greenwashing.


Stando a sociologi e filosofi, l’epoca storica in cui ci troviamo è l’Antropocene. Le scienze, anche se non è propriamente corretto il termine, da cui traiamo insegnamento sono la geografia politica e la geopolitica. Le linee guida su cui scrivere le rotte dei nostri viaggi imprenditoriali sono state messe a disposizione dall' Economic and Social Council (ECOSOC) of United Nations (ONU) e in particolare dall'High-Level Political Forum on sustainable development (HLPF). Questo perché parliamo di Agenda 2030.


A questo punto ci viene in aiuto la Storia e per capire il senso dell'aggettivo “sostenibile” dobbiamo fare un salto al 1972.

Il percorso ci permetterà di chiarire la differenza tra domanda, percepita o reale, di beni e servizi sostenibili.


Se la Dichiarazione della Conferenza delle Nazioni Unite si riunisce a Stoccolma dal 5 al 16 giugno 1972 e nella Carta, si cita testualmente, nell'art 3, che:


"la capacità dell'uomo di trasformare l'ambiente circostante, se usata con saggezza, può portare a tutti i popoli i benefici dello sviluppo e l'opportunità di migliorare la qualità della vita",

troviamo modo di ambientare l'Italia.


Siamo entrati nel 1952 nella Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), con la speranza di poter evitare future guerre e mettere in comune la produzione di acciaio e carbone tra le nazioni più potenti del continente. Un esempio pratico è stata l'abolizione delle restrizioni doganali esistenti, a favore di una linea comune. Una decisione che ha agito sul rilancio economico di quegli anni. La struttura istituzionale della CECA prevedeva un Consiglio dei Ministri con competenze di controllo, un’Assemblea comune con poteri consultivi e una Corte di giustizia. Sarà nel 1987, che Gro Harlem Brundtland, prima donna nonché la persona più giovane ad aver mai ricoperto la carica di presidente della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo (World Commission on Environment and Development, WCED), già istituita nel 1983, ad aver presentato il rapporto «Our common future». E' la prima volta in cui si parlerà di sviluppo sostenibile. Nel Rapporto Brundtland, verrà più volte sottolineata la necessità di tenere a bada lo sviluppo economico e renderlo “sostenibile” nei confronti dell’ambiente e della società.

In seguito la CECA in conformità al termine previsto di 50 anni, si estingue il 23 luglio 2002. Alla CECA si era aggiunta la Comunità Economica Europea nel 1957, anno in cui aderisce anche l'Italia, che sarebbe stata poi sostituita dalla Comunità Europea nel 1992. ed infine dall'Unione europea nel 2007.


Ma la fotografia italiana del 1972 è un'altra.


Per coloro che amano aprire finestre mentali sulle grande inchieste dal 1968 al 1992 è facile dipingere l'atmosfera con funesti presagi e sapere leggere tra le righe. Con un po' di numeri dal 13 dicembre 1968 al 24 aprile 1992 si sono succeduti 27 governi, con una permanenza media di 277 giorni. A ridosso di quel giugno 1972, Primo Governo Andreotti, la cronaca mondiale vede ancora in atto la Guerra del Vietnam e Danimarca, Irlanda, Norvegia, Regno Unito, si preparano a entrare nelle CEE. Se la sonda Pioneer 10 lascia Cape Kennedy verso Giove, la navetta spaziale Apollo 16, ammara nell'Oceano Pacifico lunare.

Ma noi siamo nel cuore dell'emergenza terremoto ad Ancona che a più mandate, ferisce economicamente un'intera regione. A Roma si è aperto il processo per la strage di Piazza Fontana e in prossimità di Carini (Palermo) precipita un aereo di linea Douglas DC-8 Volo Alitalia 112, partito da Roma Fiumicino con a bordo, tra gli altri, il sostituto procuratore generale di Palermo, Ignazio Alcamo (che aveva disposto il soggiorno obbligato per Francesco Vassallo, costruttore legato al Sacco di Palermo, e Antonietta Bagarella, poi moglie di Salvatore Riina), la segretaria di redazione de L'Ora e Paese Sera, Angela Fais, il comandante della Guardia di finanza di Palermo, Antonio Fontanelli, e il regista Franco Indovina, che all'epoca raccoglieva elementi per un film su Enrico Mattei.


Tornando a meno di 20 giorni della data Conferenza di Stoccolma, a cui parteciparono gran parte dei membri delle Nazioni Unite, ovvero 112 stati, nonché le agenzie specializzate ONU ed altre organizzazioni internazionali, a Milano, viene assassinato il commissario Luigi Calabresi.

Sono gli anni in cui la percezione di "sostenibilità" è lungi dall'essere nel vocabolario comune e la forbice tra i lavori internazionali preparatori all'attuale visione di mondo globale, è tanto più ampia quanto sono affilate le lame che lasciano ferite profonde nelle pagine della nostra Storia.


E' questo che intendiamo come differenza tra domanda reale o percepita di un'azione sostenibile.

Se torniamo alla realtà dei fatti l’aggettivo sostenibile oggi ha tutta un’altra veste.

La piattaforma principale delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile ha un ruolo centrale nel follow-up e la revisione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi obiettivi (OSS) a livello globale. Per identificare un quadro di informazione condiviso quale strumento di monitoraggio e valutazione dei progressi verso gli obiettivi dell’Agenda 2030, la Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha costituito l’Inter Agency Expert Group on SDG che ha definito 17 obiettivi (SDGs) e un insieme di oltre 200 indicatori.


In Italia, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) è nata il "3 febbraio del 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni, la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarli allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.


L’Istat, insieme al Sistan, è impegnato nella produzione di misure statistiche per il monitoraggio dei progressi. Al momento della stesura del primo ebook l’Italia, e in particolare il Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, dichiara che "il nostro governo è fortemente impegnato a delineare una strategia di ripresa economica post-emergenza del Paese che sia profondamente indirizzata verso la sostenibilità. Fare leva sugli investimenti attivati dal governo in modo da associare una condizionalità green all’importante flusso di risorse (750 miliardi di euro) che immetteremo nell’economia italiana.”


Inoltre, a pochi giorni dalla fase di rilancio delle attività, viene pubblicato il Rapporto “Politiche per fronteggiare la crisi da COVID-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” a cura dell’ASVIS, realizzato grazie al contributo di oltre 600 esperti, che operano nei gruppi di lavoro dedicati alle diverse tematiche.


Una lettura che consigliamo a tutti, dalle PA, ai referenti delle Associazioni di categoria, ai titolari di progetti di ricerca, a giornalisti ambientali e non da ultimi ai responsabili marketing delle piccole, medie e grandi imprese.


Se è vero che gli effetti della crisi ci invitano a seguire, in modo condiviso e partecipativo, ogni tipo di indicazione che induca a un sentiero di ripresa, è doveroso, rileggere la guida alle politiche economiche e sociali, globali e di eurozona, con l’ottica della produzione di beni e servizi sostenibili, innescando quella che viene definita come:


“Resilienza trasformativa”, ossia la capacità dei singoli, del sistema economico e della società di “rimbalzare avanti”.

Le grandi aziende o i marchi più prestigiosi hanno già fatto propria l’analisi espressa anche “dai risultati che provengono da due sondaggi condotti dall’istituto di ricerca sulla piattaforma online Global advisor: Il 65% degli intervistati ritiene che ci sia bisogno di una ripresa economica centrata sulle tematiche green per uscire dalla crisi provocata dagli effetti del COVID-19; (68%) dichiarano che servono azioni immediate nel contrasto ai cambiamenti climatici.” (ASVIS). E poi “un altro sondaggio Ipsos, condotto su oltre 20mila persone in 29 Paesi tra il 21 febbraio e il 6 marzo, ha indagato su quali siano in questo momento le priorità dei cittadini in tema di sostenibilità.


Il cambiamento climatico resta il problema principale per la quota più alta di intervistati (37%).


Altre questioni importanti a livello ambientale sono l’inquinamento atmosferico (33%) e la quantità di rifiuti generati (32%), seguiti dalla deforestazione (26%) e dall’inquinamento idrico (25%); evitare prodotti che hanno molti imballaggi è l’impegno più diffuso, condiviso dal 57% dei rispondenti a livello globale. Ma sono in molti anche a mostrarsi propensi a evitare di acquistare nuovi prodotti, riparare ciò che si possiede o comprare beni usati (52%), risparmiare energia (50%) o acqua (49%) in casa o riciclare (49%). Alta anche la quota di individui che si mostrano poco propensi a cambiare abitudini alimentari, non accettando una riduzione nel consumo di carne (39%) o di latticini (49%).” (ASVIS)


Di contro i consumatori sono disorientati e confusi, come mostrano le indagini demoscopiche. In tale situazione, la possibilità di una battuta di arresto del cambiamento dei comportamenti a favore della sostenibilità che si osservava solo pochi mesi fa, è elevata. Il crollo del prezzo delle fonti fossili rischia di frenare la transizione verso le fonti rinnovabili, mentre l’emergenza economica sembra mettere in secondo piano la produzione responsabile e le emergenze climatiche, proprio in un momento in cui i temi ambientali stavano cominciando a fare presa sul consumatore" (ASVIS)


Quindi cosa fare e come agire?


Ora vi invitiamo a una riflessione sulla lettura di uno dei paragrafi del report ASVIS:

“La lezione derivante dalla pandemia in corso apre la strada a un rinnovato ruolo dello Stato nei settori strategici e nei beni comuni essenziali: la difesa del territorio, settore per il quale sarebbe fondamentale la definizione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, anche ai fini della preparazione di situazioni come quelle determinate dalla pandemia, la sanità pubblica, la ricerca e l’istruzione, l’accelerazione della transizione energetica e un nuovo sistema di trasporto decarbonizzato, smart e sostenibile. Una nuova economia rilanciata su catene del valore più corte e sulle eccellenze nazionali permetterebbe, inoltre, un aumento delle esportazioni rispetto alle importazioni, riducendo rapidamente la domanda di combustibili fossili e rendendo così più facile l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambente. Il Green Deal è la via da seguire anche per realizzare una ripresa economica più forte e duratura, perché essa valorizza le migliori potenzialità dell’Italia: quelle delle sue produzioni di qualità, sempre più green e inscindibili dalla decarbonizzazione e dalla circolarità dei modelli di produzione, distribuzione e consumo; del riciclo dei rifiuti, pilastro dell’economia circolare come le fonti rinnovabili di energia e le smart grid elettriche lo sono per un’economia climaticamente neutra; del suo modello di agricoltura sostenibile, strategica per la sicurezza alimentare, e della bioeconomia rigenerativa; delle sue città, da rilanciare con un vasto programma di rigenerazione urbana nella chiave dello sviluppo sostenibile e la transizione energetica; della mobilità, decarbonizzata, elettrica e condivisa; dell’innovazione digitale, che può contribuire a migliorare il lavoro, l’educazione e la cura della nostra salute, riducendo la nostra impronta ecologica e realizzando una barriera di monitoraggio, difesa ed early warning per la salute, il degrado ambientale, la qualità dell’aria e il clima, in applicazione della Convenzione di Aarhus e del Framework di Sendai. L’attuale crisi sanitaria ha posto definitivamente in luce le potenzialità dello smart working e dello smart learning, con prospettive promettenti di riduzione della mobilità e vantaggi per il clima e la qualità dell’aria. Tutto ciò, ovviamente, comporta un aumento e una focalizzazione degli investimenti pubblici e privati verso la conversione alla sostenibilità di un’economia malata e bisognosa di un forte rilancio, e un riorientamento dei consumi, non ultimi quelli alimentari, attualmente insostenibili e iniquamente distribuiti.


Ecco perché è necessario:

1)Accelerare la digitalizzazione nel settore agro-alimentare, attraverso la creazione di hub tecnologici, come già previsto nel Piano 2025 MID, da rafforzare nelle risorse finanziarie assegnate; occorre investire di più in capitale umano; contrastare l’abbandono delle aree interne e degli antichi borghi.

2) Occorre fin d’ora una strategia di uscita coordinata, un piano di rilancio globale e di investimenti senza precedenti per una crescita sostenibile basata su quattro pilastri: transizione verde, trasformazione digitale, tutela della salute e lotta alla povertà.

3) Investire sulla sostenibilità delle città è un modo efficace e diretto per stimolare la domanda interna, favorire gli investimenti privati, creare nuove opportunità di lavoro e ridurre povertà e disuguaglianze. Le città italiane potrebbero svolgere un ruolo di guida verso la decarbonizzazione seguendo l’esempio di altri continenti e di diverse città europee (Copenaghen si è posta tale obiettivo al 2025, Helsinki al 2035, Parigi e Londra al 2050), molte delle quali sono unite nella Carbon neutral cities alliance (CNCA) con l’obiettivo di anticipare il traguardo del 2050. Purtroppo, nessuna città italiana fa parte di questa iniziativa.

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